Mohamed ha 5 anni e gli serve un trapianto di midollo

E’ partita la gara di solidarietà per salvare il bambino tunisino di 5 anni, da tre in attesa di un donatore di midollo compatibile che gli permetta di sottoporsi a un trapianto, unica chance di guarire da una malattia genetica rara emersa poco dopo la nascita e che si era già portata via una sorellina ancora in fasce.

Dal 2007 le ricerche, diramate attraverso il registro internazionale dall’équipe di Oncoematologia pediatrica del San Matteo, non hanno dato frutto. E dal San Matteo spiegano: «Basta un prelievo del sangue».

Il primo dono che il piccolo Mohamed ha ricevuto in queste ore è il calore di tante persone, italiane e straniere, che non lo conoscono ma che si sono messe in moto per aiutarlo. Il primo a mettersi a disposizione è stato un connazionale di 45 anni che vive a Pavia da 21 e che ieri mattina si è presentato al Centro trasfusionale del policlinico. E tante sono state le telefonate giunte nella gornata di ieri sul numero dell’ufficio relazioni esterne del San Matteo (0382-501087) che ha preso a cuore il caso.

C’è chi ha offerto un aiuto in denaro per il padre, Sami, 53 anni, che nonostante un buon grado istruzione e la conoscenza di 4 lingue cerca disperatamente lavoro e non riesce a trovarlo. C’è chi si è informato su come diventare donatore e anche chi ha messo a disposizione un paio di stanze della propria casa per ospitare la famiglia tunisina – marito, moglie e due figli – che ora viene seguita e sostenuta per tutte le spese dall’Agal, l’associazione amici del bambino leucemico.

«Iscriversi al registro donatori è facile – spiegano al San Matteo -. Non costa nulla, basta un semplice prelievo del sangue. Alle pratiche burocratiche pensiamo noi. Per chi sta a Pavia è sufficiente presentarsi al mattino, a digiuno, al nostro Centro di Immunologia e trasfusione che è anche poco distante dall’ingresso o all’Avis in via Taramelli. Non serve la prenotazione, i servizi sono sempre aperti».
 
 
“Mimmo” il tunisino lancia l’Sos su Facebook
Artigiano rimasto senza lavoro è il primo volontario che si è presentato in ospedale.
 
Mercoledì Daghrir Abdelmoumen, detto “Mimmo” ha letto sul giornale la storia del piccolo Mohamed e il mattino seguente si è presentato in ospedale per essere arruolato come donatore di midollo. Poi ha lanciato su Facebook l’appello per raggiungere i molti connazionali che vivono in Italia e invitarli a fare altrettanto. «Siamo in tanti, potrebbe esserci tra noi il donatore compatibile» spiega in un italiano quasi perfetto, assimilato nei 21 anni trascorsi a Pavia dove fino a pochi mesi fa ha lavorato come artigiano nel settore edile. Perché ora “Mimmo” – così lo conoscono gli amici italiani – è senza lavoro e sta attraversando un periodo difficile. «Ero molto giù per le mie vicende personali ma quando ho letto di Mohamed ho capito che tutto è relativo e i miei problemi, a confronto, sono meno importanti – racconta l’uomo che è nato a Sousse, a 120 chilometri da Sfax, città dalla quale proviene la famiglia del bambino -. Così sono andato in ospedale e spero che anche i miei connazionali lo facciano. Ormai sono tanti gli stranieri immigrati in Italia e potrebbe esserci chi ha bisogno di cure, dobbiamo aiutarci tra noi».

(fonte: la Provincia Pavese del 19 marzo 2010 – autore: Maria Grazia Piccaluga)

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