Il diario

Valgo ergo sum

"tu non ci sei mai" "ma come no?" "sei sempre la lavoro, io sono sempre all’asilo e A la piccola è sempre dai nonni" "ma A la grande, non è assolutamente vero! tutte le mattine accompagno te all’asilo e A la piccola dai nonni, tutte le mattine inizio a lavorare alle 11 perchè abbiamo i ritmi rilassati così non diventate della bambine ansiose, tutte le settimane, lo stesso giorno alla stessa ora, ti porto a danza e rimango ad aspettare che la lezione finisca, tutte le sere mangiamo insieme, tutte le sere vi leggo una fiaba. e tutte le notti appena chiamate corro. senza contare che ogni fine settimana sforno due torte alla volta perché – per non fare ingiustizie – ne faccio fare una te e una a tua sorella contemporaneamente così avete entrambi qualcosa da mescolare mentre io cucino altro. e poi sono la rappresentante di classe – della TUA classe – per stare in mezzo ai problemi e alle questioni della scuola che frequenti. ma che dici?" "il pomeriggio non ci sei mai. e quando mi vieni a prendere all’asilo sono sempre l’ultima ad andare a casa" "però alla fine ti vengo a prendere" "tardi. e nemmeno sempre. certe volte vengono i nonni" "e che vuol dire?" "che per te contiamo poco. e che il tuo lavoro è più importante" Questa conversazione brutale e colpevolizzante non è mai avvenuta. E’ un incubo, figlio della notte e dei sensi di colpa. Ieri pomeriggio la Mamma ha presenziato al primo appuntamento in programma della rassegna di incontri per genitori organizzata dalla Biblioteca Ragazzi Paternicò-Prini di Pavia. L’ospite era Domenico Barrilà, noto psicoterapeuta e analista adleriano, autore di libri per bambini ed educatori, che discettava sul tema del suo ultimo libro "Inadeguati non si nasce" (Carthusia, 2009). Ascoltando Barrilà la Mamma è rimasta ustionata da un’affermazione tanto veritiera quanto cruda e spietata: "I bambini sentono di valere (e quindi si sentono sicuri nel mondo) nella misura in cui i loro genitori si prendono cura di loro. Un bambino i cui genitori sono spesso fuori perchè lavorano troppo, prima o poi penseranno di non valere nulla o di valere poco. E poco o niente valgono le parole, se i fatti sono questi". E’ chiaro che nell’economia della vita delle sue figlie la Mamma è una persona costante e presente nei momenti fondamentali della giornata, è vero che (come già esplicitato in altra occasione sempre in questo blog) senza il suo lavoro la Mamma sarebbe un’anima persa, in balìa dei suoi umori fin troppo volubili (e a scontarne le conseguenze sarebbe tutta la famiglia B). Ma la notte può essere un fertilissimo e pericoloso terreno per i pensieri negativi e le autoflagellazioni di una mamma. La notte esaspera paure, ansie e sensi di colpa. La notte – quando non porta consiglio – genera incubi. Così al risveglio è meglio esorcizzare, scrivere e mettere nero su bianco quello che non si deve fare. Un monito per il futuro, per evitare di lasciarsi prendere troppo la mano dall’entusiasmo, per non trasformare un lavoro che dà molte soddisfazioni nel rivale più temuto dai nostri figli. Prima di oltrepassare il punto di non ritorno, prima di trovarsi a piangere sulle foto dei figli piccoli ormai cresciuti pensando "potevo passare più tempo con loro quando erano piccoli", è meglio darsi delle regole, chiudere il computer e lasciare il lavoro fuori dai muri di casa. Per arrivare in orario all’apertura del cancello della scuola materna.

 

mercoledì 16 febbraio 2011 mamma Barbara ha scritto:

Spero proprio che il noto psicoterapeuta, ecc. non abbia ragione! Per lavoro non ho la possibilità di portare e neppure di andare a prendere la mia bambina a scuola e non perchè mi piace lavorare! Per me mia figlia vale tantissimo e cerco di dimostrarglielo passando con lei ogni momento che abbiamo a disposizione!

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